venerdì 20 novembre 2009

Elena Maffioletti: "Il ladro di parole", pagine 160 (Casa editrice Fernandel)

Barbara è una famosa scrittrice in lento declino. Lavora a un nuovo romanzo, ma le parole la tradiscono in continuazione. Diventa sempre più faticoso riempire la pagina bianca, così come diventa sempre più difficile accettare i segni dell’età che avanza. Accanto a lei, a condividere un’esistenza scandita dal ticchettio dei tasti sul computer, c’è Betta, la fedelissima redattrice e segretaria tuttofare. Una sera d’estate però una copia del manoscritto viene perduta. Un incidente che segna una svolta in quel mondo fatto di parole. Si fa vivo un invadente sconosciuto che riscrive l’opera pagina per pagina. Sfronda, modifica e inventa nascosto dietro a un indirizzo e-mail, scardinando il sentimento di complicità che unisce le due donne e modificando profondamente il loro rapporto. Affascinata suo malgrado dalla sfacciataggine e dal talento dell’uomo, Betta si lascia coinvolgere in una corrispondenza nella quale affiora la sostanziale componente erotica della scrittura. Barbara, offesa e violata in ciò che possiede di più intimo, cerca invece improbabili occasioni di rivincita. Alla fine ciascuno dei tre dovrà fare i conti con ciò che ha guadagnato e ciò che ha perduto… (from Giorgio Pozzi on Fb)

"Il ladro di parole più di tutto mette l’accento sul potere della parola scritta, sulla sua capacità di entrare nel cuore di ogni persona e di uscirne rinnovate, raddrizzate, rimescolate, aprendosi a una vita nuova e indipendente perfino dall’autore, dalle intenzioni insomma di chi per primo le ha concepite.
Nel romanzo di Elena Maffioletti la scrittura è davvero viva, la letteratura entra nella realtà, la pervade, la scuote." (di Sabrina Penteriani - L'Eco di Bergamo)

L'ultimo Tram, di Giancarlo Tramutoli, Manni Editori (Lecce, 2009). Recensione di Nunzio Festa

Ogni volta che Tramutoli conficca in un volume la sua ironia, le doti polemiche, il peso della normalità, si completa un pezzo della lezione poetica italiana. “L'ultimo Tram”, silloge più recente del potentino Giancarlo Tramutoli, di cui giornalmente prendiamo calembour, somiglia è non è, chiaramente, il precedente “Versi pure, grazie”. Ovviamente manco è vero che si tratta, a questo punto, dell'ultimo tram. Ma seguiamo, appunto, il poeta. Questa volta è lo stesso autore che spiega alcune cosine utili: “in questa nuova raccolta poetica affiorano due tipi di suggestioni. Tutte e due giocose e leggere. Quella italiana dei Vito Riviello, Toti Scialoja, Gianni Rodari, Totò. E quella americana dei Carl Sandburg, Frank O'Hara, E. E. Cummings”. Il resto, invece, al momento non c'interessa; perché – tanto per ricordare – del maestro Riviello e con il componimenti di Vito Riviello l'assonanza esiste e si capisce. Eppure ancor di più è il parallelismo che si potrebbe fare con certe 'uscite' del grandissimo Totò. Anzi: il piglio polemico somiglia a quello di Riviello mentre la leggerezza guizzante e potente è quella del Totò. La voce non italica, poi, è presa e bevuta per altri settori sentimentali. Di nuovo, quindi, Tramutoli come un Bukowski, mostra senza mostrare di possedere lezioni che gli servono per arrivare col tatto della vera poesia. Non quella funerea e annerita dei divi. Che Tramutoli, se così fosse, molto si spaventerebbe. E in uno specchio mai più si riconoscerebbe. Questa nuova raccolta, dopo aver raggiunto perplessità d'alcuni istanti e obiettivi “premeditati” di molti altri, ancora, è una lezione che sa di lezione ricevuta. Della modernità, scopriamo ancor una volta, non sappiamo leggere e dire ironiche versioni. Tanto che serve, con puntualità, la mano di Giancarlo Tramutoli che prende le nostre orecchie e dentro spedisce tutto il giocoso possibile. Senza, questo è chiaro, tralasciare accenti di dramma che comunque la società e lettrice e lettori consumiamo. Ora si potrebbe però fare un'esplicitata, esplicita e divertente domanda/richiesta al caro Tramutoli. E dire: quando il nuovo romanzo? S'aspetti, allora, per altra bellezza della giovane Basilicata.

giovedì 19 novembre 2009

La Guida di David Icke alla Cospirazione Globale (Macro edizioni)

La Guida di David Icke alla Cospirazione Globale è un’opera unica e straordinaria: oltre 600 pagine ricche di riferimenti storici, biografici e simbolici. È un capolavoro che connette tutti i punti e rivela i legami nascosti tra personaggi, eventi e tematiche che apparentemente non hanno nulla in comune tra loro, e che dimostra come tutto, alla fine, si ricolleghi perfettamente. Solo quando ogni punto sarà stato connesso all’altro, lo stupefacente quadro generale apparirà. E noi non potremo fare altro che rimanere sbalorditi mentre, pagina dopo pagina, Icke ci rivela la verità di ogni cosa, dagli avvenimenti della storia antica all'Internet olografico che governa la nostra realtà. La cospirazione globale con cui si intende imporre uno stato orwelliano, non è pura “teoria”. Al contrario, è un fatto supportato da una serie infinita di prove e, oggi, anche dall’esperienza quotidiana. Una rete di famiglie imparentate tra loro, la cui origine risale alle epoche più remote, sta manipolando gli eventi attraverso i propri politici-fantoccio e personaggi di rappresentanza, prodigandosi per instaurare una tirannia a lungo preparata. Ma i giorni del loro anonimato sono ormai terminati. David Icke ha fatto luce sul Popolo delle Ombre e ha messo fine a quella segretezza che è così essenziale al loro successo.

David Icke nacque a Leicester, in Inghilterra, nel 1952. In gioventù aspirava a diventare un giocatore professionale di football e per tale motivo abbandonò la scuola per giocare con il Coventry City e l’Herefold United nella English League. Un’artrite reumatoide al ginocchio sinistro in peggioramento lo costrinse ad abbandonare la carriera all’età di 21 anni. Decise quindi di diventare un presentatore televisivo alla BBC e cominciò a cercare lavoro come giornalista. Non avendo terminato la scuola, inizialmente riuscì a trovare un posto solo nel piccolo giornale settimanale di Leicester, per approdare poi velocemente a quotidiani, radio locali, televisione regionale, con il ruolo di anchor man e reporter degli sport nazionali. Nel 1982 si trasferì nell’Isola di Wight, dove iniziò a condurre una campagna su temi ambientali che lo portò a diventare un rappresentante nazionale per il Partito Verde nazionale. Dalla metà degli anni Ottanta aveva intanto perso interesse nell’ambiente televisivo, che vedeva sempre più come un mondo privo di anima, in cui abbondavano insicurezze e paure. Nel 1989 scrisse un libro dal titolo It Doesn’t Have To Be Like This, esponendo la visione e i programmi del Partito Verde perché sentiva che stavano parlando solamente tra loro e non con il pubblico. Durante la stesura del libro, David Icke iniziò a percepire una presenza attorno, come se ci fosse sempre qualcuno nella stanza in cui si trovava, quando in realtà non c’era nessun altro. All’inizio del 1990, mentre si trovava in un albergo di Londra, si rivolse all’entità misteriosa che lo accompagnava, invitandola a manifestarsi. Da quel momento le cose cominciarono a cambiare per David. Cominciò a sentire tre voci distinte che gli indicavano cosa fare. La prima voce gli consigliò di leggere un libro su una guaritrice, che egli in seguito contattò per farsi curare l’artrite con successo. La guaritrice rivelò di essere stata contattata da un’entità con il compito di trasmettere un importante messaggio a David, che a sua volta trasferì in un libro dal titolo Truth Vibration (Gataway Books), a cui seguì un’esperienza straordinaria che tuttora sperimenta nella propria vita. Mentre si trovava in Perù, nel 1191, soggiornò presso l’hotel Sillustani in Puno, situato presso un antico insediamento Inca, con graffiti e pitture nei dintorni. Durante un’escursione David sentì un’altra delle tre voci, che lo invitò a visitare una montagnola dove si trovavano delle pietre antiche poste in circolo. In quell’occasione ebbe una straordinaria esperienza di trasmissione energetica e sentì l’ultima delle tre voci. Dopo questa esperienza tumultuosa, trascorsero 2 mesi prima che David ritrovasse l’equilibrio interiore. Decise quindi di fare un’apparizione in televisione per raccontare ciò che gli era successo, ma ne ricevette una terribile delusione: fu deriso per un paio di anni in Gran Bretagna. Imparò in seguito a non prestare attenzione a ciò che la gente poteva pensare. Iniziò così a girare il mondo annunciando la sua scoperta, ossia che la posizione del potere globale era occupata da una razza di rettiliani dalla forma mutevole. Oggi David icke, noto autore e speaker, ha tenuto incontri e ricerche in più di 20 paesi negli ultimi 2 anni, comunicando le informazioni soppresse a milioni di persone e offrendo una soluzione spirituale (non religiosa) alla manipolazione globale.



ISBN: 9788862290173

Prezzo € 24,00


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La strada dell’odio, di Grazia Casavecchia (Lupo editore). Recensione di Raffaele Polo

Di solito le ‘opere prime’ non colpiscono particolarmente e, anzi, vengono esplicitate in tal modo proprio per richiedere una sorta di compiacente assoluzione. Non è questo il caso de ‘La strada dell’odio’ di Grazia Casavecchia, un romanzo ricco di interessanti spunti e di piacevolissima lettura. Bisogna, peraltro, inserirsi in quel filone di romanzi d’amore, o romanzi rosa, che tanto gradevolmente vengono accettati dai cultori del genere. Così come, del resto, sono vilipesi e messi da parte da chi li escluderebbe volentieri dalla storia della letteratura. Non a cassa, tempo addietro, nacque la definizione di ‘letteratura d’appendice’, quasi un voler evidenziare una diversa, inferiore considerazione per chi struttura storie connotate facilmente con l’amore e le vicissitudini di chi si ama e vuole coronare il proprio sogno…
Ora, la brava Casavecchia, scrittrice salentina di Veglie, non ci pare voglia adombrare il ricordo di Liala o, addirittura di Bianca De Maj o Luciana Peverelli. E’, piuttosto, il suo un incedere nelle vicende più vicino agli scritti dei maestri del secolo scorso, a partire da Saponaro ma giungendo fino a Scerbanenco, privilegiando una ambientazione tutta locale e legata alla tradizione della nostra terra. Ci sono, in questo agile romanzo, tutti i topoi più gradevoli che caratterizzano le narrazioni del genere e giungono gradite a rinverdire le obsolete strutture delle creazioni letterarie che i giovani contemporanei dimostrano di gradire, purchè esibiscano il marchio di Federico Moccia…
C’è, allora, la storia di un amore impossibile che finisce per realizzarsi nonostante mille impedimenti; ci sono i personaggi buoni e corretti che sono rappresentati con caratteristiche gradevoli ed esteticamente positive, mentre i cattivi sono sempre facilmente identificabili per il cipiglio e la rozzezza del comportamento; c’è la violenza gratuita e la rassegnazione; c’è il modo di essere donne e madri in antitesi al mondo insensibile e brutale dei maschi ignoranti; c’è l’amore per una Natura che è quella, squisitamente salentina, delle campagne e delle masserie dove si lavora e dove nascono amori e tragedie.
Nell’edizione di Lupo, con bella foto di copertina di Emanuela Bartolotti, c’è un profumo particolare: quello del fresco, coinvolgente fascino della ‘Letteratura d’Appendice’, senza età, senza confini….

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mercoledì 18 novembre 2009

Gocce, dieci racconti d'acqua di Giovanni Fares e Alessandro Comandini (Lupo editore)

video

“Quel meschino mi aveva dato in pasto i limiti della sua invenzione, perché poi non potessi dire di non conoscere i rischi di quelle pasticche. Il corpo disidratato della ragazza era stato privato di quel buffer termico costituito dall’acqua corporea. Ora che, seduto alla mia scrivania, osservo la fiamma del mio accendino ardere sotto un bicchiere di carta pieno d'acqua, senza che questo bruci, mi è tutto tremendamente chiaro. La risposta è tutta lì. In quel bicchiere che resta intatto. Il calore della fiamma è rubato dall’acqua. Mi basta spostare la fiamma sul bordo del bicchiere, più in alto, dove l’acqua non arriva, per vedere la carta bruciare in una frazione di secondo. L’acqua, grazie alla sua capacità termica, in condizioni normali ci permette di vivere sotto il sole, assorbendone lentamente il calore e limitando gli sbalzi di temperatura. In condizioni normali.”

tratto da Gocce, dieci racconti d'acqua di Giovanni Fares e Alessandro Comandini (Lupo editore)

Per la caduta del muro di Berlino azione di Maksim Cristan e Valeria Sanguini:"Gli evasi della Sprea"















Nel giorno della celebrazione del ventennio della caduta del muro, un intervento dettato dall'urgenza di rispondere al problema dei respingimenti nel mar Mediterraneo, nato dalla collaborazione di due artisti immigrati a Berlino: Valeria Sanguini, pittrice e scultrice italiana e Maksim Cristan, scrittore croato.
Ci sembrava importante rendere visibile un problema invisibile, facendo emergere quei corpi, immaginandoli in un percorso che dal mar Mediterraneo risalendo le correnti fluviali li vede approdare nelle acque della Spree a Berlino. Portare questo problema nel cuore dell'Europa in festa per l´abbattimento del muro. Come luogo dell'intervento abbiamo scelto Oberbaumbrücke, dove scorreva il muro che una volta divideva la città e di lasciare questi corpi alle acque lungo la frontiera, lasciandoli attraversare la città. Un modo di riflettere alla condizione stessa dell'emergenza, emergenza di persone spinte dalla sopravvivenza a mettere a rischio la loro vita affidandosi alle acque. Emergenza come pulsione di vita di gente che vuole vivere. In primo luogo quest’azione è una celebrazione come momento di presa coscienza del momento presente e non come mero festeggiare rivolto al passato
“Gli evasi della Sprea” è un intervento dettato dall'urgenza di rispondere al problema dei respingimenti nel mar Mediterraneo. L’intervento si è svolto in due azioni concomitanti:
1. L’abbandono di corpi alla corrente del fiume che attraversa Berlino, sotto il ponte Oberbaumbrücke, lungo la frontiera dove scorreva il muro che divideva la cittá.
2. L´affissione di 100 manifesti lungo la galleria dell'Oberbaumbrücke:
MISSING, Person crossing wall in Mediterranean sea waters. If anyone has information contact: governo@italiano.it
(Nello svolgere dell’azione, si sono voluti prestatare: Giovani Celie, compositore e Marco Carli Rossi, pittore, entrambi italiani e, per la preparazione, Fabio Dentella, filmaker italiano, Joachim Bucholz, pittore tedesco e Stefan della BWSZ, tutti immigrati a Berlino)

Valeria Sanguini: “Ho scelto il pongo come materiale, lo stesso con cui ho realizzato i Radar. Un grande corpo geografico di cui appaiono le propaggini, i rilievi. I radar ne sondano la posizione collocandoli nello spettro colore. Quegli stessi colori che sono misura della distanza, eco di una posizione nello spazio si ritrovano nella materia stessa dei frammenti di terra emersi, membra di un territorio di cui non si intravedono confini. Confine è quello della superficie dell'apparire, la linea d’acqua che distingue quel che emerge da quel che rimane sommerso.”
"Gli evasi della Sprea” é anche un lavoro fotografico che farà parte della mostra che Valeria Sanguni stà preparando e che riguarda il concetto di corpo geografico.
Valeria Sanguini: “Il mio territorio d´indagine è quello della pittura e la scultura è strumento della mia esplorazione dello spazio pittorico. Il rapporto tra il corpo e la geografia riguarda il mio rapporto con la memoria. Scelgo la rete metallica come trama di un disegno che si risolve nello spazio e il pongo come materia colore per addentrare il corpo stesso della pittura. La fotografia, invece, talvolta è un passaggio necessario che mi permette di ricollegare una tappa ad un´altra di questa esplorazione. In questo caso le diapositive dei corpi abbandonati nella Sprea torneranno come parvenze, continuando il loro a viaggiare.”

fonte www.maksimcristan.blogspot.com

martedì 17 novembre 2009

I segreti di angeli e demoni di Simon Cox (Edizioni L'Età dell'acquario)

Con «Angeli & Demoni» Dan Brown ha replicato il successo planetario del Codice da Vinci, «iniziando» milioni di lettori a un universo sconcertante, in cui scienza e religione, grandi ideali e cinici complotti, documenti astrusi e armi micidiali, compongono un mosaico esplosivo. Attraverso vie, piazze, chiese e monumenti di Roma riaffiora un cammino occulto fatto di antichi simboli e sembra riprendere vita una leggendaria società segreta nemica della Chiesa, il cui scopo sarebbe la distruzione del Vaticano e l’annientamento della fede cattolica. Alla fine del romanzo, molti lettori si chiederanno che cosa nel racconto di Dan Brown sia verità e che cosa sia invenzione. Agilmente strutturato in voci disposte in ordine alfabetico, I segreti di Angeli & demoni è uno strumento prezioso per gettare luce sui tanti misteri annidati nel cuore della trama: • Gli «Illuminati» sono esistiti davvero e, soprattutto, esistono ancora? • Vi sono realmente forze oscure che orientano nell’ombra il corso della Storia? • Quale rapporto intercorre fra gli Illuminati e la Massoneria? • Qual è l’origine dei simboli che compaiono sulle banconote americane? • Bernini creò un Cammino di Illuminazione per i potenziali iniziati alla fratellanza clandestina? • L’«antimateria» racchiude il potenziale effetto devastante raccontato da Dan Brown? • Esistono in Vaticano i passaggi segreti descritti nel romanzo? Lasciatevi illuminare…

Simon Cox è l’autore del best seller internazionale «I segreti del Codice», edito dalla nostra casa editrice: 70 mila copie vendute in 6 mesi. Definito dalla BBC uno «storico dell’ignoto», è un ricercatore preparato e audace, pronto a sfidare dogmi, ortodossie e mezze verità. Ha lavorato come ricercatore per alcune delle personalità più eminenti nel campo della storia alternativa, compresi Robert Bauval, David Rohl e Graham Hancock. È anche un apprezzato conferenziere e di recente ha avviato diversi progetti per la radio e la televisione.



Guida non autorizzata a fatti, personaggi e misteri del thriller di Dan Brown
ISBN: 8871362101

Prezzo € 10,00


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Gaetano G. Perlongo, Una fiamma ossidrica mascolina (Pertronicware Ed. & Centro Studi e Ricerche "Aleph" Press, 2009)

Domina nell’analisi di scrittura di Gaetano G. Perlongo, quel “non senso” che affronta oggi, l’essere umano, nel suo percorso di vita. Una ferita, che si dilata sempre più e che difficilmente si risanerà perché dovuta a quel mancato «…equilibrio saturo si ambiguità /…» che pone in evidenza. Tutto ciò Perlongo lo manifesta come investigazione della “parola”, ricercata mediante la propria identità. Questa, è aperta nella retrospezione che indica come «una fiamma ossidrica mascolina» con la quale la forgerà, per inventarsi una esistenza “nuova” e capace di riemergere dalla «...pattumiera della storia...». “Verbo”, nell’uso che forgia ed esercita, che è volutamente posto come ricerca di un senso compiuto al divenire e, sebbene utilizzato come dissonanza umorale nella rievocazione, diviene descrittivo nella “ridefinizione essenziale” che viene definita. In questo suo racconto intimistico, appaiono immagini di tempi, luoghi ed uomini che, nel sociale e nel politico, riflettono e determinano nella sequenzialità ad “incastro”, ben coordinata, quel tentativo di compitare e realizzare una intuizione prefissata che sia anche e spesso allegorica. Un sognatore Perlongo, che vuole sperimentare con un valore semantico, certamente non nuovo, ma che gli determini una specifica e voluta costruzione. Un percorso di simbolismi, analogie e confronti. Tutto ciò individua e fa nascere, nella trasformazione del citato “verbo” cerebralmente ragionato, una sequenzialità occasionale ma determinante ai fini discorsivi. Collage di costruzione del verso quindi, che assume nelle diverse coordinate un valore socraticamente maieutico o ideologico. É il caso del più ragionato pensiero che appare nel “Sotto vento, pensando Danilo”; e, nella “E la Zabara pianse”; dove colloca e accosta, solo attraverso diversi e predisposti termini, i due personaggi di riferimento, quasi poi a porli in simbiosi, per l’identico filo di ragionamento e dialogo che recavano entrambi. L’uno: circense maieuta; l’altro: circense ideologo; quali terminologie di rafforzamento ad una stessa radice idealistica. In tal modo, il ricordo, diviene un vortice che scuote la coscienza, con il verso che vaga metafisicamente nei luoghi di riferimento. Un riflesso, per la propria coscienza che, tratto dalle immagini intimistiche ricercate diviene, nella asserzione enunciata, “un valore” di maggiore forza e penetrazione. Follia forse, quella che rivela la complessa silloge che si è prefisso di dare luce. Percorso che ha, quale sostanziale meta, un «nido» riposto: non solo per una idealizzazione di un dio nascosto che scaturisce dall’intimo ma, anche, come un rifugio per la trasformazione di sogni, che egli stesso definisce “oziosi”. Sogni, che ripercorrono la storia di fatti e personaggi tutti significativamente legati alla propria personale dottrina e cultura. Ma tutto ciò, appunto, come sogno, ha anche una ulteriore meta, un fine; quello della ricerca di un richiamo perché si possa «…vocalizzare il mio nome…/» congiuntamente, altresì, a quello di riaffermare un desiderio che pare appagato ed estrinsecato in: «Ho sognato mio Padre», come ritorno alle origini.

L’autore

Gaetano G. Perlongo nasce a Solingen, in Germania, nel 1970 e vive a Trappeto, in provincia di Palermo. Dopo essersi diplomato in elettronica ha studiato fisica, spaziando, con notevoli risultati, dalla matematica speculativa alla fisica teorica e all'astrofisica. A Trappeto, paese adottivo del grande Danilo Dolci, Perlongo inizia il suo viaggio nel mondo delle parole in poesia. Tra le sue opere più note ricordiamo: "La licantropia del poeta" (2001), "Il calabrone ha smesso di volare" (2002), "Il vuoto mistico della retta" (2003), "Nassiriya - Frammenti di voci dalla galassia terrestre" (2003), "Metessi" (2003), "La Mattanza. Poesie e Canzoni di protesta" (2004), "Le vene aperte della poesia (Appunti per un Seminario)" (2005), "Rincorsa alle ombre" (2006), "Rumore di fondo. Meditazioni sull'Arte" (2006), "Filippo Grillo. La nuova alba della Cucurbita" (2007), "Chi semina versi" (2009), "Una fiamma ossidrica mascolina" (2009) e "Sintropia" (2002-2009). Il Centro Divulgazione Arte e Poesia e l'Unione Pionieri della Cultura Europea di Sutri (Viterbo), visti gli alti meriti acquisiti, in riconoscimento alla lodevole attività svolta in favore della cultura, gli conferisce, nel 2002, la nomina a Membro Honoris Causa a vita. Nell’ottobre del 2005 fonda il Centro Studi e Ricerche "Aleph". Ha insegnato presso la Libera Università Popolare "Danilo Dolci" di Partinico (Palermo) - http://www.pertronicware.com/perlongo. Attualmente tiene seminari e corsi di approfondimento di fisica e matematica a studenti liceali ed universitari.


Dall'introduzione di Aurelio De Rose

lunedì 16 novembre 2009

Anticipazione: "Separé" di Annalisa Bari (Giuseppe Laterza)

Annalisa Bari, salentina, ha insegnato italiano e storia negli istituti superiori. Da tempo pubblicista di saggi letterari e storici su periodici locali, è sempre stata impegnata in recensioni, presentazioni di libri e interventi in conferenze e dibattiti di carattere culturale e sociale. Ha pubblicato Non c'erano le mimose (Edizioni del Grifo, Lecce, 2001), Diamanti e ciliegie (Edizioni del Grifo, Lecce, 2003), Il quarto sacramento (Edizioni del Grifo, Lecce, 2005).
Ora sta uscendo con un suo nuovo lavoro per i tipi di Giuseppe Laterza dal titolo "Separé", ed ha voluto darmene un'anticipazione su questo blog, di suo pugno. La ringrazio sentitamente:"Gentilissimo Stefano, sono contenta di entrare nel tuo blog con un'anticipazione sul mio ultimo libro. Dopo le fatiche de "I Mercanti dell'anima" (Giulio Perrone editore) che mi è costato mesi di studio e di ricerche, ho voluto dedicarmi a qualcosa di più leggero: un romanzo ambientato nel mondo dell'avanspettacolo degli anni cinquanta, quando questo genere andava già declinando, sopraffatto dalla televisione e dalle grandi commedie musicali. Ogni capitolo di "Séparé" ha per titolo un profumo perchè tali erano le compagnie di varietà: un bouquet di profumi inebrianti che mandavano in visibilio e facevano sognare i giovani del dopoguerra, ancora carichi di disagi economici, di ricordi da cancellare, ma già tesi a conquistarsi il loro spazio di benessere, la loro porzione di felicità. Ma dietro i profumi, i lustrini, le piume, le luci, tanta miseria, vergogna, emarginazione, solitudine. Un romanzo dolce-amaro in cui sono protagoniste le donne: ballerine senza troppo talento, illuse da sogni di gloria, ma anche desiderose d'amore e di famiglia. E un prezzo alto da pagare nell'Italia bigotta degli anni cinquanta: la dignità. Il romanzo, edito da Giuseppe Laterza, sarà presentato in anteprima nazione alla "Città del libro 2009" a Campi Salentina, sabato 28 novembre, alle ore 16,00. Ti aspetto e ti ringrazio."

Annalisa Bari


fonte iconografica: http://fashionidentity.blogosfere.it/images/new4/elsa.jpg

Fiorenzo Oliva, “Il mondo in una piazza” (Stampa Alternativa, 2009)

Vado sul sito di Stampa Alternativa prima di scrivere questo pezzo, alla ricerca di notizie biografiche sull’autore. Al link del libro, sotto la scheda, dice “momentaneamente non disponibile”. Non mi meraviglia perché è un libro bellissimo quello di Fiorenzo Oliva dal titolo “Il mondo in una piazza”, e di questo ringrazio gli amici della casa editrice viterbese che me lo hanno inviato. F.O. ha passato un anno a Porta Palazzo a Torino, uno spazio di tempo che per lui ha significato una vera e propria catarsi, un modo per sviluppare anticorpi indispensabili per sopravvivere e mettersi finalmente alle spalle quel maledetto 2002, quando mentre passeggiava con degli amici per un parco di Torino si ritrova investito da uno spruzzo di acido che gli fa guadagnare numerose ustioni sul corpo. Era un regolamento di conti tra spacciatori. Torino la città di Cesare Pavese ha diversi livelli, alcuni esposti alla luce del sole, altri occulti. E non è solo l’aspetto esoterico a far rientrare alcune delle storie della capitale piemontese in un grande buco nero. Anzi, esistono delle vere e proprie T.A.Z in cui difficilmente si può cogliere la differenze tra realtà e finzione, ovvero geografie umane che farebbero impallidire i peggiori quartieri di Belfast o Varsavia, o addirittura renderebbero le malfamate banliueues parigine, collegi per educande. Porta Palazzo è un vero e proprio ingresso per l’inferno: quello dello spaccio, della clandestinità, della povertà, della disperazione. Oliva ci va a vivere con Eusen suo fratello di “cicatrici all’acido”, in un appartamento fatiscente senza riscaldamento prima e poi con riscaldamento insufficiente, fa spesa negli shop cino-arabi, e va dai romeni a fare colazione la mattina, si veste di sguardi torvi e decisi, abiti lisi ma sufficientemente “da guerriglia”, indispensabili per non dare nell’occhio, conosce “Il Fascio” che sarà poi man mano che ce lo farà conoscere meno nazi del nome appiopatogli, e diventa amico di “Tigre” un albanese che parla della guerra civile nella sua patria negli anni ‘90 e della sua condizione di povero cristo che si spacca il sedere e non riesce a mandare soldi a casa. Insomma F.O. cerca di capire e ricucire forse i fantasmi della fatidica aggressione subita, i motivi, i contesti. La cosa che appare incredibile in questo lavoro è che chi lo ha realizzato oscilla tra una discreta sindrome di Pollyanna (dove c’è sempre il lato positivo anche nelle situazioni più estreme) e una forte dose di nichilismo pulp, tra odori e umori e sudori di svariate etnie che esistono o resistono con lui Porta Palazzo. Al di là di facili considerazioni, la verità è che si tratta di un lavoro antropologico fine e prezioso, dove gli incontri e le vicissitudini raccontate sono strumento indispensabile per capire le diverse grammatiche delle convivenze inter-etniche in una periferia come quella narrata, forse lasciata un po’ a se stessa sia dalle istituzioni che dalle forze dell’ordine, ma che comunque riesce a lanciare un messaggio che va al di là del grigiore pervasivo in quelle zone: oltre le barriere linguistiche e tradizioni e riti anche criminosi e criminali, la comprensione può essere il primo passo per l’emancipazione dal nullla! Oliva parla di una nuova urbanistica domestica, quella vuota lasciata dagli Italiani oramai “migranti” verso altre zone della città, racconta di sradicamenti e sub-valori, ci stupisce con citazioni di De Amicis che racconta il Balon, il mercato delle pulci a Torino. E’ un racconto sincero, ricco di notizie. mai noioso.
Il sito è www.ilmondoinunapiazza.it

In libreria MALI DI FAMIGLIA di Gina LUPO e Vittorio RICAPITO (Edit@, Taranto)

A metà fra un lavoro narrativo ed un’opera saggistica, il libro prende spunto da fatti di cronaca quotidiana, racconti veri, narrati dagli sfortunati protagonisti in prima persona, per introdurre tematiche di grande e scottante attualità, con cui ogni giorno migliaia di famiglie sono costrette a confrontarsi. Un giornalista ed un’avvocatessa raccontano malattie sociali, violenze e dipendenze dell’uomo moderno da un punto di osservazione millenario: la famiglia. E lo fanno attraverso un’analisi multidisciplinare: dagli aspetti psicologici e sociologici alle novità in ambito legale. Il fine del volume è quello di tracciare l’identikit dei “mali di famiglia”,è indagare sui motivi che portano alle violenze sui più deboli, alla dipendenza psicologica, e sostenere chi subisce questi mali, indicando anche come Difendersi. Il modo più diretto per spiegare fenomeni e parole nuove come mobbing, stalking, gambling, è leggere le storie raccontate direttamente dai protagonisti. Marika denuncia anni di maltrattamenti subìti dal marito, dopo che lui ha perfino cercato di ucciderla. Angelo paga caro interrompere una relazione: persecuzioni, minacce, atti vandalici della ex gli rendono la vita un inferno. La triste vicenda del piccolo Fabio, molestato a scuola, e della coraggiosa madre Anna: la tragedia riduce la famiglia in frantumi. Antonio cade nelle trame del capo, Veronica, che lo “mobbizza” fino a costringerlo a cambiare sede di lavoro. Gianni, impiegato, non accetta il demansionamento e viene segregato in una palazzina deserta. Patrizia si separa e scopre che il marito, vittima di mobbing, ha abusato dei figli. Michele per la dipendenza dal gioco (gambling) perde denaro e affetti. Barbara, affetta da internet dipendenza, perde il marito: ha una seconda vita virtuale. La madre di Ilaria vive segregata in casa, vittima della violenza psicologica del figlio. Anna, casalinga: una sedicente maga le porta via una fortuna e la serenità. Giovanna ha un figlio fuori dal matrimonio: il marito non sa nulla. Filomena scopre che il marito la tradisce con un altro uomo. Pierpaolo, ossessionato dal tradimento, semina microspie e telecamere per casa, passando dalla parte del torto.

Gli autori: Gina Lupo - È avvocato specializzato in problematiche familiari e minorili. Vanta una lunga esperienza nel campo della mediazione familiare.
Vittorio Ricapito - Ama vivere e fare il giornalista a Taranto. Negli ultimi anni ha raccontato in tv e sui giornali episodi di cronaca nera e giudiziaria.
Illustrazioni disegni originali di Nico Pillinini
Pagine 160 - Formato 15 x 21 cm (copertina con risvolti) - Prezzo Euro 12,00

domenica 15 novembre 2009

Il sistema di Maria Luisa Mastrogiovanni (ed. Il Tacco d'Italia)

Peppino Basile, consigliere comunale a Ugento e in Provincia di Lecce (per l’Italia dei Valori) fu assassinato nella notte del 14 giugno 2008 con 40 coltellate. I media si affrettarono a liquidare il caso come omicidio passionale. I fatti portano invece a ben altri moventi che la giornalista Maria Luisa Mastrogiovanni cerca di ricostruire nel libro-inchiesta Il sistema. Scrive Antonio Di Pietro che ha curato la prefazione: “C’è un delitto, nel profondo sud di questo Paese, che non ha colpevoli. L’assassino circola liberamente, ormai quasi certo dell’impunità, ancor più tranquillo se garantito da complici o mandanti. Poi c’è un piccolo mensile, nel profondo sud di questo Paese, il Tacco d’Italia, che non si rassegna ad archiviare questa storia perché su quel territorio ha speso molte delle sue risorse etiche e professionali, smascherando grandi imbrogli edilizi, silenzi istituzionali, connivenze e indifferenze, che spesso sono peggiori delle prime. Anche in questo caso, il Tacco d’Italia fa il suo mestiere, come lo farebbero grandi testate nazionali per delitti più eclatanti: indaga, intervista, trova carte. E scrive. Del coraggioso lavoro di questa piccola testata non si accorgono i giornali e le tv locali, ma si accorgono l’Unità e Rai Tre che dedica al delitto due puntate, partendo dalle inchieste del mensile. Quella gran mole di documentazione è diventata oggi un libro”. Il sistema parte dalle intuizioni di Basile e dalle sue denunce, per ampliarle e approfondirle. È un doveroso omaggio postumo al suo impegno e verso le centinaia di ugentini e salentini che dalla sua morte hanno tratto il coraggio per uscire allo scoperto, in un movimento crescente di impegno etico e sociale. È l’eredità più bella che Basile ha lasciato: la voglia di riscatto, la rabbia, la nausea. L’impossibilità a girarsi dall’altra parte. La necessità di guardare la verità in faccia. Ma anche credere che il cambiamento sia una strada percorribile, per “questa nostra tanto amata terra”.

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Come sopravvivere al 2012 di Patrick Geryl (Macroedizioni)

In questo libro, Sopravvivere al 2012, descrivo in dettaglio l’immenso cataclisma che si abbatterà sulla Terra nell’immediato futuro. Attualmente la maggior parte delle persone, inclusa la maggioranza della comunità scientifica, pensa che la rotazione della Terra sia stabile; invece, come ho detto più volte nei miei libri precedenti, non lo è. I racconti raccapriccianti dei sopravvissuti a precedenti catastrofi dovrebbero, si spera, dimostrare a sufficienza questo punto. Lo studio storico della cosmologia da me intrapreso nei libri precedenti si basava su traduzioni di geroglifici, decifrazioni di codici, studi di mappe antiche, interpretazioni di indizi astronomici, ricerche geologiche, scoperte sull’inversione magnetica del Sole e infine il più emozionante ritrovamento archeologico dei tempi moderni. Dopo aver studiato attentamente tutte queste prove, sono giunto alle seguenti conclusioni:

* Inversioni e mutamenti polari improvvisi sono un fenomeno naturale e si verificano a intervalli regolari. Il risultato è la distruzione su scala planetaria, fatto dimostrato da prove paleomagnetiche e antichi manoscritti.
* L’inversione dei poli è imputabile al ciclo armonico dei campi magnetici del Sole.
* Le inversioni polari possono essere calcolate con esattezza sulla base della teoria del ciclo delle macchie solari o del campo magnetico, ben nota agli antichi Egizi e ai Maya. Questi segreti sono contenuti nel labirinto di Hawara, un vasto complesso costituito da tremila stanze.


È probabile che, date le prove costituite dalle mie scoperte, abbiate ora il desiderio di salvare voi stessi, i vostri figli, la famiglia e gli amici dal mutamento polare del 2012. Questo è un buon punto di inizio. Ciò che ci stiamo chiedendo è essenzialmente come fare a sopravvivere e cominciare la ricostruzione. Non sorprende dunque che qui ci imbattiamo nel primo problema: siete davvero consapevoli di ciò che vi aspetta? Sapete in quale orribile caos precipiterà la vostra vita nell’immediato futuro? Cercherò di darvene un’idea: questo “nuovo mondo antidiluviano” non è un film di avventura né un mito. Spero che questo lo abbiate già capito grazie ai miei libri precedenti, che contengono una descrizione accurata di ciò che accadde l’ultima volta e che ci aspetta nel 2012.
Ho spiegato chiaramente che la vita dopo l’inversione polare del 2012 non è altro che orrore, orrore puro e inimmaginabile.Tutte le sicurezze oggi date per scontate – come il cibo, i trasporti, le medicine – scompariranno in un colpo solo, insieme alla nostra civiltà. Non è possibile immaginare uno scenario più orribile o un incubo peggiore. Quello che succederà causerà più distruzioni di una guerra nucleare in cui venga usato l’intero arsenale nucleare esistente. State cominciando a capire?
La Terra sarà soggetta a una distruzione totale. Sarà molto peggio della mia descrizione. Conoscerete fame, freddo e dolore terribili, senza speranza di rapida soluzione; tutto il sapere e le risorse saranno irrimediabilmente perduti. Questa sarà la realtà della vostra vita quotidiana dopo l’imminente inversione polare. Questo è lo scenario in cui vi troverete a lottare per sopravvivere.
All’inizio, tra coloro che resteranno vi sarà panico e disperazione.Tuttavia, grazie alla nostra previdenza, riusciremo a riprenderci rapidamente utilizzando le nostre elevate conoscenze tecnologiche.Vi sarà una piccola minoranza di persone ben organizzate e con una visione: ricostruire la civiltà perduta.Tecnici, scienziati, medici, matematici, e via dicendo cercheranno di salvare il salvabile. Anche se non riusciremo a convincere tutte queste persone, un piccolo gruppo con conoscenze e perseveranza sufficienti sarà in grado di operare per la risurrezione. Del loro lavoro trarranno beneficio le future generazioni. Così come noi abbiamo costruito la nostra civiltà basandoci sulle conoscenze ereditate dagli antichi Egizi, i nostri figli trasmetteranno ciò che riceveranno da noi ai loro discendenti, e così via. In poche migliaia di anni una civiltà nuova, più pacifica e meno inquinante (si spera) abiterà la Terra, dopodiché un altro ciclo di morte e resurrezione comincerà. Ma questa è un’altra storia…
(dall'introduzione)

Da sempre appassionato di astronomia, Patrick Geryl si è dedicato allo studio di centinaia di testi sull’argomento. Grazie alle sue conoscenze, ha scoperto come un’evoluta civiltà del passato sia stata distrutta da un’inversione polare. I discendenti di questa antica civiltà, i Maya e gli antichi Egizi, predissero un disastro simile per l’anno 2012. Dopo questa scoperta e data l’imminenza della catastrofe, Patrick ha cominciato una ricerca molto approfondita sul tema, il cui frutto è racchiuso nelle sue opere. I suoi libri sono stati pubblicati negli Stati Uniti, in Belgio, Olanda, Polonia, Bulgaria, Portogallo e in molti altri paesi.

La rinascita di una nuova civiltà
ISBN: 9788862290166

Prezzo € 14,50


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